Connettersi alla rete per necessità, per divertimento o per malattia?

Grazie alle nuove tariffe flat navighiamo nel web senza limiti di spazio e di tempo. Certo è migliorata la qualità della navigazione senza quell’ansia da contascatti telefonico. Come conseguenza naturale la durata della nostra connessione è aumentata da qualche minuto a qualche ora seguendo l’evolversi delle offerte delle compagnie telefoniche. E gli specialisti (medici, psichiatri e psicologi) ci invitano a riflettere e a porci domande. Prima fra tutte: stiamo eccedendo? Siamo malati? Soffriamo di dipendenza dalla rete o in altre parole soffriamo di “netaddiction”? Lungi dal voler scrivere un articolo medico cerchiamo di capirne un po’ di più.

Immagino cosa state pensando: ora ci dovremo sopportare una lunga trattazione relativa a  dipendenza dal cyber sesso, dalle chat, dai giochi d’azzardo nei casinò on line, si parlerà di ragazzini incollati ed in preda a crisi epilettiche davanti ai videogiochi e invece no.

Si parla di altri sintomi molto meno evidenti ma non per questo meno subdoli e pronti a colpire anche operatori del settore Ict e non solo sventurati naviganti. Ad esempio la continua ricerca di informazioni on line: apparentemente sembra un’attività innocua e anzi da considerare positivamente come approfondimento culturale ma se diventa ricerca ossessiva...

Approfondiamo: gli inglesi lo hanno fatto con un sito dedicato che offre, oltre al supporto di medici specialisti e di consigli per guarire, una serie di test sotto forma di quiz per scoprire se siamo afflitti da questo tipo di patologia moderna.

Qualche domanda:

-          state on line più di quanto vi eravate prefissati e trascurate per questo motivo le altre normali attività (lavorative, casalinghe, scolastiche ecc): cioè avevate previsto una connessione di 20 minuti e poi siete rimasti incollati allo schermo per ore?

-          controllate che siano arrivate nuove e-mail ossessivamente? Vi connettete appositamente o controllate la posta solo quando dovete fare qualche altro lavoro?

-          sentite che la vita sarebbe vuota senza Internet? Cosa fareste se vi rubassero il portatile?

-          perdete ore di sonno per poter stare collegati e non smettere?

-          vi nascondete agli occhi altrui quando navigate? (discorso ovviamente scontato se gli occhi altrui sono quelli del vostro capo ma non se si tratta del partner o degli amici)

-          siete nervosi quando siete off-line e pensate sempre a quando potrete riconnettervi? Cercate ogni scusa per riconnettervi?

-          seguite istante per istante i vostri titoli in borsa per un’accurata valutazione finanziaria? Vi aggiornate più spesso di quanto lo faccia un broker?

-          dilapidate i vostri risparmi per acquistare alle aste on line? Lo fate perché siete spendaccioni di natura oppure..

I test proseguono con domande dedicate al partner del “malato” oppure ai genitori.  Se vedessi la mia metà che naviga furtivamente penserei subito ad un tradimento on line (pare che gli spyware vengano venduti più per sorvegliare i naufragi dei rispettivi coniugi che per atti di pirateria informatica) piuttosto che ad una dipendenza da Internet comunque per essere obiettivi è meglio non tralasciare alcuna ipotesi.

Un discorso a parte merita il coinvolgimento in chat e simili di minori: sappiamo che chattare alla ricerca di nuovi amici o comunque di contatti è una forma di comunicazione ormai consolidata negli adolescenti (mi è capitato di vedere studenti chattare con gli stessi compagni di aula senza saperlo). Fare i puristi e rinnegare questo tipo di veicolo per comunicare è un atteggiamento sicuramente poco realistico ma evitare che le nuove forme di comunicazione possano deviare il comportamento normale di minori diventa un dovere dei genitori.

Avete provato a rispondere alle domande?